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Bivio al LAC: il talento o la squadra?

Lunga discussione del Municipio di Lugano su Finzi Pasca: riproposto l’ufficio al Central Park - Adesso il regista ha sul tavolo tre opzioni, mentre la Città si trova tra due fuochi

Zocchetti
 
05
ottobre
2018
06:00

LUGANO - «Per me siete tutti uguali, tranne uno». La frase è di Luigi Simoni, ex allenatore dell'Inter. L'«uno» diverso dagli altri era Luís Nazário de Lima, Ronaldo, tra i più forti calciatori mai esistiti. Non vogliamo forzare paragoni, ma il concetto è utile per analizzare lo stallo in cui continua a trovarsi Lugano con Daniele Finzi Pasca, la cui compagnia teatrale è residente in città ma che dalla Città (con la C maiuscola) non si sente abbastanza considerata. Ad esempio per il fatto che non ha a disposizione un ufficio al LAC e per la sensazione, per forza soggettiva, che i suoi vertici non vedano l'ora che se ne vada (accusa respinta dal capodicastero Roberto Badaracco, che invita il regista a smussare i toni). Ieri il Municipio ne ha parlato a lungo, cercando di risolvere almeno la questione logistica. Il risultato è uno spazio di circa 50 metri quadrati al Central Park, a due passi dal LAC. L'ipotesi non è nuova: in passato Finzi Pasca l'aveva già rifiutata. «È vero – ammette Badaracco – ma la proposta non era stata fatta in modo concreto ed effettivo come ora». Basterà una nuova forma per cambiare la sostanza? Una cosa è certa: la palla ora è nel campo del regista, che deve esprimersi su almeno tre opzioni: il Central Park, la torretta della funicolare degli Angioli (soluzione meno immediata, ma possibile) e gli stabili dell'Azienda elettrica di Massagno. In molti, comunque, credono che l'ufficio mancante non sia la principale o almeno non l'unica causa dello strappo fra Finzi Pasca e il LAC. Non è detto quindi che una soluzione logistica aggiusti tutto. E qui torniamo ai problemi personali fra gli attori di questa vicenda, limitandoci a una considerazione: se la Città non accontenta Finzi Pasca rischia di perderlo (o di farlo rimanere controvoglia, che può essere anche peggio) mentre se lo accontenta rischia di far imbufalire i vertici del LAC (il direttore Michel Gagnon e il responsabile di Lugano In Scena Carmelo Rifici, che Finzi Pasca ha criticato senza andare troppo per il sottile). Su questo Badaracco è fermo: «È importante che i direttori del centro culturale abbiano il sostegno della politica». Non tutti i municipali la vedono in modo così netto. Sta di fatto che ai piani alti del LAC regna un certo nervosismo attorno a questa discussione. La Città è tra due fuochi e, in mancanza di un compromesso che vada bene a tutti, potrebbe trovarsi nella brutta posizione di dover scegliere tra il talento (non l'unico attivo al centro culturale, certo, ma indubbiamente un talento di spessore mondiale) e la squadra. Per «Gigi» Simoni era più facile: la sua Inter aveva accettato volentieri l'eccezione Ronaldo. A Lugano i ruoli sono diversi e la situazione è più sfumata, complicata. «È un equilibrio molto fragile – osserva il municipale – Io non credo che per un 'giocatore' come Finzi Pasca, per quanto possa essere importante, si debba mettere a repentaglio il funzionamento della 'squadra', cioè il centro culturale, che finora ha ottenuto grandi risultati e ha raggiunto un equilibrio fra tutti i suoi componenti, che non dev'essere sconvolto». Il timore di Badaracco, per fare un esempio, è che altri artisti attivi al LAC, a un certo punto, battano i pugni sul tavolo e avanzino anche loro le stesse o altre rivendicazioni. È una scelta di fondo: tutti uguali, oppure no?

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