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Il N.Y. Times ci spiega cosa fare a Lugano in 36 ore

Un giro in pedalò, un drink al Mojito (che nel frattempo è stato chiuso, ma non potevano certo saperlo) e tanto altro - "Senza segreto bancario si vedono meno Ferrari, ma la città è più piacevole"

 
14
settembre
2018
11:37

LUGANO/NEW YORK - Ieri Il New York Times (mica il Big Bend Sentinel o l'East Hampton Star) ha pubblicato un articolo intitolato "36 Hours in Lugano" (Trentasei ore a Lugano).
Nell'articolo vengono dati ai lettori 11 consigli: luoghi da visitare, cose da fare e cibi da assaggiare.

E già dall'incipit dell'articolo il giornalista – Andrew Ferren – dimostra di conoscere Lugano piuttosto bene. "Con la fine – scrive – del segreto bancario si vedono ormai in città poche Ferrari di italiani in visita alle banche. Questo ha danneggiato le banche, sì, ma ha dato vita a una città meno abbottonata e più visitor-friendly"

Ma ecco, appunto, gli 11 consigli del New York Times:

1) Andare sul lago – Viene consigliato di prendere un pedalò dal lungolago ("mentre i più pigri possono noleggiare una barca a motore") e passare un po' di tempo sul Ceresio. "E la miglior foto da mettere su Instagram è da fare a rivetta Tell".

2) Andare al Mojito – Dopo il giro in barca viene consigliata una tappa al Mojito. Ferren a Lugano ci è stato in luglio e dunque non poteva sapere dell'imminente chiusura del locale.

3) Cena sul lungolago – Il giornalista consiglia di fermarsi sul lungolago anche a cena (ha mangiato alla Cucina di Alice dopo aver preso, prima del giro in pedalò, degli snack da Gabbani).

4) Caffè in piazza Riforma – Verso le 10, stando al New York Times, la cosa più logica da fare è fermarsi in piazza Riforma per un caffè (lui consiglia Caruso) e per uno Spritz (che proprio quest'anno è diventato una moda negli Stati Uniti, ndr). "Poi se ne avrete ancora voglia potrete seguire le persone che si spostano al Seven, il club che si trova al casinò e che è aperto fino alle 5).

5) San Salvatore – Non sappiamo se il giornalista al Seven ci sia poi effettivamente andato. Per il giorno seguente consiglia di svegliarsi presto e di salire sul San Salvatore per godersi la vista.

6) Un giro per le chiese – Dopo il San Salvatore il giornalista del N.Y. Times consiglia un giro per le chiese. "Ci sono alcuni capolavori moderni di Mario Botta che meriterebbero un pellegrinaggio in campagna", ma per non sforare le 36 ore viene consigliata una visita alla cattedrale e alla chiesa di Santa Maria degli Angioli.

7) Ravioli a mezzogiorno – A pranzo viene consigliato di fermarsi a mangiare i ravioli da qualche parte ("Ogni ristorante che ha i ravioli del giorno sul menù vale la pena di essere preso in considerazione") ma il giornalista, scendendo dalla cattedrale, decide di fermarsi al Trani.

8) Comprarsi un orologio –  L'articolo consiglia di farsi un giro per la zona pedonale e comprare un orologio, o almeno visitare uno dei tanti negozi che li vendono. (Per noi che a Lugano ci abitiamo questo è un po' un cliché, ndr, ma immaginiamo che lo stesso valga per i newyorkesi quando vedono i turisti in fila per il battello che porta alla statua della Libertà)

9) La casa di un Nobel – Dopo l'orologio il quotidiano consiglia di spostarsi a Collina d'Oro ("Golden Hill") e visitare la casa (e il museo) di Hermann Hesse, premio Nobel nel 1946.

10) Serata multitask – Il giornalista ha poi passato una serata all'Auberge. "Lugano sembra aver catturato l'ondata dei locali multi-funzionali, dove succede che un ristorante si trasformi prima in un locale intimo in cui si sorseggia del whiskey, e poi in un club in cui ci si diverte fino a tarda notte".

11) Un brunch in barca – Per il pranzo del giorno seguente (in questo caso era domenica) il giornalista consiglia un brunch sul battello. "Prendete quello che porta a Gandria e visitate il piccolo villaggio".

 

E cosa ne pensano di Lugano i lettori del quotidiano newyorkese?
L'articolo ha generato una decina di commenti sul sito del quotidiano newyorkese. C'è chi ha corretto qualche piccola imprecisione (come la californiana JH3, che ha fatto notare che quando si parla di "Swiss Riviera" di solito ci si riferisce a Ginevra, a Losanna o a Montreux più che Lugano) e chi ha lasciato un ricordo delle sue vacanze passate da noi.

"Per fortuna – ha commentato San Frann (da San Francisco, chiaramente) – molte persone cercano una visita meno americanizzata e non ordinano da Sturbucks o un Big Mac. Provate le cose locali che sono favolose e valgono di più. E chi mangerebbe un Big Mac mentre è in Svizzera?". (A noi svizzeri a volte capita, anche se è vero che difficilmente mangeremmo fondue mentre siamo negli States, ndr)

"Passateci un giorno in aprile" ha invece scritto un utente di Hong Kong. "Ma come in molti posti in Svizzera, non andateci di domenica visto che i negozi sono chiusi e le città sembrano ghost town".

"Non voglio disilludervi – ha sottolineato un lettore di Rochester (New York) – ma a Lugano si respirà più un'atmosfera cittadina che quella di un pittoresco villaggio svizzero. E non dimenticate che la Svizzera è cara. Quest'estate ho pagato 14 dollari (esagerato! ndr) per un Big Mac".

"Non dimenticate in primavera il Martha Argerich Project", ha invece consigliato Kathy dalla Florida (cui ci spiace dover comunicare che la kermesse da alcuni anni non viene più organizzata, ndr).

E poi c'è un utente del New Hampshire (a proposito: complimenti!, ndr) che segnala che Lugano non è, come indicato dall'articolo, la capitale del Ticino (correzione poi tra l'altro effettuata dal N.Y. Times poche ore dopo).

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