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Patto globale sulla migrazione dell'ONU, l'UDC critica Cassis

"Non è compatibile con una gestione indipendente dell'immigrazione", la Svizzera ha condotto le trattative sotto la guida del direttore del DFAE

Keystone
 
13
settembre
2018
14:52
ats

BERNA - La Svizzera non deve firmare il Patto globale sulla migrazione delle Nazioni Unite: è quanto chiede l'UDC che attacca il ministro degli esteri Ignazio Cassis, sotto la cui guida la Svizzera ha condotto le trattative. Il "Global Compact on Safe, Regular and Orderly Migration" (GCM) è sostenuto da tutti i paesi membri dell'ONU eccetto Stati Uniti e Ungheria.

Per i democentristi il Patto non è compatibile con una gestione indipendente dell'immigrazione e con l'autodeterminazione della Svizzera. Il fatto che il GCM non sia giuridicamente stringente e che non dovrebbe avere grandi effetti concreti non gioca alcun ruolo per l'UDC: è solo una questione di tempo finché il testo farà parte del diritto internazionale, ha dichiarato oggi il presidente del partito Albert Rösti in una conferenza stampa a Berna.

Pertanto il partito chiede al Consiglio federale di interrompere immediatamente tutti i lavori e di non firmare "assolutamente" il Patto. Se dovesse farlo ugualmente dovrà sottoporre l'accordo alle Camere federali e al referendum facoltativo.

Il testo del GCM, elaborato dagli Stati membri a partire da settembre 2016, è stato deciso in luglio all'assemblea generale delle Nazioni Unite a New York e dovrebbe essere accolto ufficialmente in dicembre in Marocco. Esso fissa i principi per la gestione dei profughi e dei migranti. Per l'UDC il testo è lontano dalla realtà. Gli Stati Uniti avevano abbandonato già le trattative mentre in luglio l'Ungheria aveva spiegato che l'accordo è in contrasto con gli interessi del paese.

Con la richiesta di non aderire al Patto l'UDC prende di mira anche il consigliere federale liberale radicale Ignazio Cassis, la cui candidatura in governo era stata sostenuta dai democentristi. La Svizzera aveva partecipato alle trattative sotto la responsabilità del Dipartimento degli affari esteri (DFAE). Avevano guidato i colloqui all'ONU l'ambasciatore svizzero e il collega messicano.

"Quasi da non credere", scrive l'UDC, ma purtroppo è un dato di fatto. "E ciò su ordine del ministro degli esteri?". Per i democentristi si pone la domanda se la centrale del DFAE a Berna sappia cosa fanno i propri diplomatici. Il consigliere nazionale Andreas Glarner (UDC/AG) sta riflettendo sulla possibilità di sporgere denuncia per trattative intenzionali a danno della Confederazione. Il partito minaccia anche una riduzione del budget del DFAE.

Il Consiglio federale deve ancora dare il suo via libera alla firma dell'accordo, ma in linea di principio è favorevole. Nel rapporto 2017 sulle attività svolte dalla Confederazione in materia di politica migratoria estera sosteneva che la Svizzera punta a un Patto ambizioso e politicamente vincolante che fissi principi, linee guida e obiettivi riconosciuti globalmente. "La Svizzera ne trarrà direttamente profitto, tanto più che bisognerà accordarsi su una rafforzata ripartizione delle responsabilità tra tutti gli Stati e su principi comuni per la cooperazione bilaterale e multilaterale", si legge nel rapporto.

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