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L'USS non tratta e mette pressione sul Consiglio federale

SVIZZERA/UNIONE EUROPEA - L'Unione sindacale svizzera non intende trattare con la Confederazione sulle misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone

 
08
agosto
2018
16:59
Red. Online-ats

BERNA - L'Unione sindacale svizzera (USS) non intende trattare con la Confederazione sulle misure d'accompagnamento alla libera circolazione delle persone. Lo ha comunicato oggi l'organizzazione in una nota, specificando che le discussioni (vedi suggeriti) hanno come obiettivo l'indebolimento della protezione dei salari versati ai lavoratori residenti.

Le consultazioni presso cantoni e partner sociali riguardo alle misure d'accompagnamento e più in generale all'accordo quadro con l'Unione Europea sono iniziate quest'estate su sollecitazione dello stesso Consiglio federale. E oggi è arrivato il primo importante "Stop" proprio da parte dell'Unione sindacale svizzera, a cui è seguito anche il "No" del sindacato Travail.Suisse.

Non è infatti un mistero per nessuno che Bruxelles vedrebbe di buon occhio un allentamento delle misure collaterali, specie della regola degli otto giorni per i lavoratori distaccati. Tale prescrizione prevede che le aziende estere annuncino otto giorni prima l'invio di manodopera e versino una cauzione, ciò per dare tempo alle autorità di controllare salari e altre condizioni di lavoro onde evitare casi di dumping.

"Un negoziato per indebolire le misure"
L'USS teme quindi che questi negoziati possano sfociare in un indebolimento delle misure di accompagnamento e dunque nuocere alla manodopera locale. Dal canto suo il Consiglio federale ha sempre affermato che le misure di protezione del mercato interno del lavoro non erano negoziabili (la "famosa linea rossa"). Tuttavia, secondo l'USS il mandato conferito a Schneider-Ammann è in contraddizione con le dichiarazioni del Governo.

Anche il referendum se necessario
Nella nota, l'USS sottolinea che utilizzerà tutti i mezzi a sua disposizione per evitare lo smantellamento della protezione dei salari, facendo anche ricorso al referendum se necessario. Per l'USS, le richieste dell'UE vanno ben oltre la regola degli otto giorni. I sindacati sono convinti che Schneider-Ammann voglia rimettere in forse anche la protezione dei salari garantita dai Contratti collettivi di lavoro. In Svizzera vanno versati salari svizzeri, si sottolinea nel comunicato.

Anche il PS sostiene i sindacati

Il Partito socialista svizzero (PS) sostiene il boicottaggio annunciato oggi dai sindacati dei negoziati con la Confederazione circa le misure collaterali alla libera circolazione delle persone. Per il PS, i consiglieri federali Johann Schneider-Ammann e Ignazio Cassis rimettono in questione la protezione dei lavoratori in Svizzera andando oltre il mandato conferito loro dal Consiglio federale.

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