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Confermati 18 anni di carcere al padre che abusò dei suoi 8 figli

Il 42.enne davanti al Tribunale cantonale vodese ha affermato: "Ne ho abbastanza di tutto, non ho più voglia di vivere"

Crinari
 
08
ottobre
2018
16:27
ats

LOSANNA - È comparso oggi in appello davanti al Tribunale cantonale vodese il 42enne padre incestuoso che in marzo era stato condannato in primo grado a 18 anni di reclusione (vedi suggeriti), con l'accusa di aver abusato per anni in vari modi degli otto figli e della moglie. Sorprendendo tutti l'uomo non ha più negato le accuse tentando di far passare i figli per bugiardi, come aveva fatto al primo processo.

"Ne ho abbastanza di tutto, non ho più voglia di battermi, non ho più voglia di vivere", ha dichiarato l'imputato, al beneficio di una rendita AI da quando aveva 20 anni a causa di un ritardo intellettuale. "Che dica la verità o no, non cambia nulla, non mi si crede. Allora preferisco dire che ho fatto tutto questo", ha proseguito, lodando poi "il coraggio" dei figli che hanno deposto contro di lui.

Contrariamente alla dichiarazione d'appello redatta dai suoi avvocati, l'imputato ha detto di ammettere la quasi totalità delle accuse a suo carico, ad eccezione di un asserito stupro di una delle figlie avvenuto due anni fa in un albergo di Moudon (VD).

In prima istanza, il 29 marzo scorso, l'uomo era stato riconosciuto colpevole a Yverdon-les-Bains dal Tribunale criminale della Broye e del Nord vodese di incesto, atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, violenza carnale, pornografia, lesioni personali e violazione del dovere di educazione dei figli. La Corte gli aveva ha inflitto due anni in più di quanto richiesto dal Ministero pubblico.

Oggi è comparso in aula come unico imputato. La moglie, condannata a 36 mesi di detenzione, di cui sei da scontare, per aver a sua volta commesso violenze e aver chiuso gli occhi su quelle del marito, ha infatti accettato la pena.

Gli otto figli della coppia, nati tra il 1996 e il 2014, sono stati ripetutamente picchiati dai genitori sin dall'infanzia. Successivamente il padre, che già commetteva violenze sulla moglie, ha iniziato ad abusare sessualmente della figlia maggiore che all'epoca aveva otto anni. La bambina ha subito continuamente abusi da parte del padre all'interno dell'abitazione famigliare. La stessa sorte è toccata alla sorella minore e ai suoi fratelli.

I bambini sono stati maltrattati nonostante l'intervento, dal 1997, del Servizio vodese di protezione della gioventù (SPJ) e l'applicazione di una curatela di assistenza educativa per tutti i figli della coppia. Oltre a tracce di violenze fisiche sono state constatate carenze affettive, turbe della socializzazione e del linguaggio, problemi di alimentazione e mancanza di igiene e cure mediche.

Il governo vodese dopo la sentenza aveva annunciato l'apertura di un'inchiesta esterna sul ruolo dei servizi sociali, affidata all'ex giudice federale Claude Rouiller. Questi ha presentato il 24 settembre il suo rapporto, in cui formula pesanti rimproveri all'SPJ e al giudice di pace intervenuto nella vicenda. Il responsabile del Servizio si è nel frattempo dimesso.

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