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Per Marco Solari lo sport è un affare di famiglia

Il presidente di Locarno Festival entra a far parte del Club dei 30 e racconta il suo rapporto con la pratica sportiva

 
04
ottobre
2018
05:30

CASORO – Per Marco Solari, presidente di Locarno Festival e instancabile promotore di un Ticino moderno, orgogliosamente proiettato in un futuro che respinge i vecchi cliché ("abbiamo guadagnato considerazione, col LAC, con l'USI, con Mario Botta e con gli istituti di ricerca specializzati: oggi abbiamo a che fare con un Ticino radicalmente diverso da quello in bianco e nero della mia gioventù") lo sport è una sorta di passione di famiglia.

"Mi ha insegnato ad amarlo lo zio Piero Beretta, fratello di mia nonna: è stato uno dei primi redattori specializzati nel riferire di sport al Corriere del Ticino e in Ticino. Si deve a lui l'inserto sportivo del lunedì nel Corriere, in carta rosa come la Gazzetta dello Sport, e fu tra i primi calciatori del FC Lugano, fondato nel 1908" racconta Solari che confessa la sua passione per l'Ambrì Piotta. Ma c'è dell'altro: "Sempre nell'ambito famigliare, ho avuto a che fare con un altro esempio di grande sportivo: il papà di mia moglie era Max Oschwald, grande appassionato di atletica e campione svizzero dei 5.000 metri nel 1925".

In qualità di presidente di Locarno Festival, Solari ha invece incontrato un gran numero di attori e registi di alto livello. Quali i nomi che ha ammirato di più? "Direi tra le donne Susan Sarandon, Charlotte Rampling e Claudia Cardinale. La prima per l'impegno sociale incredibile, ma anche per la bellezza che conservava ancora ad una certa età, la carica di femminilità, l'intensità dello sguardo. Lo stesso potrei dire di Charlotte Rampling, ma quella che mi ha lasciato incredibilmente emozionato è stata Claudia Cardinale che era già di una bellezza straordinaria quando la guardavo da studentello. L'ho incontrata e l'ho vista bella come se fosse appena uscita dagli anni Sessanta, con qualche ruga in più. "Le vede queste rughe? - mi disse – non immagina quanta fatica mi è costata ognuna di esse".

"Tra gli uomini ho ammirato molto Harry Belafonte, che a Locarno ha fatto un discorso molto intenso sulla responsabilità dell'artista nei confronti della società, poi Michel Piccoli, un grande signore che mi ha fatto una serie di riflessioni originalissime, non una banale, non una che avessi già sentito fare da qualcun altro, e infine Dario Fo, che ho visto salire sul palcoscenico teso, nervoso come un leone in gabbia. Ma quando si sono accese le luci del palcoscenico, in pochi secondi è riuscito a dominare la piazza, stregando il pubblico, ipnotizzando la gente, alla quale faceva fare quello che voleva lui. Era affascinante quanto inquietante e in quel momento ho capito perché gli era stato assegnato il Premio Nobel".

Di questo e di molto altro ancora Marco Solari, entrato a far parte del Club dei 30, parla nell'intervista pubblicata nell'edizione del Corriere del Ticino di domani.

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Edizione del 20 ottobre 2018
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