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In carcere non c'è posto per i porno

Intervista a tutto campo con Stefano Laffranchini in occasione dei 50 anni della Stampa – La gestione dei detenuti, il radar anti-droni e il rischio corruzione

Maffi
 
14
settembre
2018
06:00

LUGANO - Il penitenziario della Stampa compie 50 anni. Inaugurata nell'agosto del 1968, la struttura è stata messa a dura prova negli ultimi anni, non da ultimo a causa del sovraffollamento dei penitenziari. Noi ne abbiamo discusso in un'intervista a tutto campo con il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini.

Com'è lo stato di salute delle carceri ticinesi?
«In generale buono: nel 1968 la Stampa è stata costruita in maniera intelligente, con piani e sezioni indipendenti. Una modalità che ci consente di gestire al meglio la popolazione carceraria. D'altra parte però abbiamo un problema di posti, come pure di obsolescenza della struttura. Ma ci stiamo lavorando».

Quanti sono i carcerati che lavorano alla Stampa? Ricevono un compenso?
«All'incirca lavorano in 130 e vengono remunerati con al massimo 3,50 franchi all'ora. Al giorno, guadagnano dunque fino a 33 franchi di cui 8 vengono trattenuti per il loro sostentamento. Bisogna capire che nel contesto delle strutture carcerarie dal profilo oggettivo 8 franchi sono pochi ma, da un punto di vista soggettivo, è una somma importante. Insomma, è un gesto educativo. Inoltre, dell'importo totale il 15% viene bloccato fino alla scarcerazione del detenuto mentre il 20% è utilizzato per pagare eventuali spese mediche non coperte dalla LaMal. Quello che rimane è a disposizione del detenuto che può utilizzarlo come aiuto alla famiglia, per acquisti nel nostro negozietto interno oppure ancora per telefonare a casa. Allo stesso tempo, sempre in un'ottica di responsabilizzazione, se il detenuto vuole la televisione la paga. Un franco al giorno».

La domanda qui sorge spontanea. Ma che tipo di film possono guardare i detenuti?
«Partendo dal presupposto che la missione del carcere è la risocializzazione teniamo evidentemente sotto controllo la situazione ponendo una serie di limitazioni. Di principio è vietata la visione di filmati pornografici. Senza voler essere moralisti a tutti i costi bisogna considerare che vi sono persone in detenzione per aver commesso aggressioni sulle donne e questo genere di filmati non aiutano il percorso rieducativo».

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