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Le microplastiche sono anche dentro l'uomo

SALUTE - La conferma arriva da una ricerca austriaca: le materie sintetiche non sarebbero solo nel pesce, ma in alimenti contaminati da confezioni e bottiglie

CdT
 
23
ottobre
2018
13:53
Red.Online

VIENNA - Le microplastiche sono dentro di noi e, secondo uno studio pubblicato il 23 ottobre dall'Agenzia dell'Ambiente austriaca, le piccole particelle sintetiche sarebbero presenti negli esseri umani in quantità maggiore di quanto si possa pensare. Queste infatti non arriverebbero solo dal pesce che mangiamo, ma anche da altri alimenti contaminati dalle confezioni. I ricercatori della Medical University di Vienna e dell'Agenzia dell'Ambiente austriaca hanno monitorato un gruppo di 8 persone provenienti da Finlandia, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Polonia, Russia, Regno Unito e Austria. I risultati ottenuti mostrano che ogni singolo campione di feci analizzato risulta positivo alle microplastiche. Nei campioni ne sono stati identificati fino a nove tipi diversi.

Le microplastiche, che preoccupano sempre più gli ambientalisti, in quanto presenti in laghi, mari e oceani, sono piccole particelle di plastica inferiori a 5 millimetri e sono utilizzate in molti prodotti, ma possono formarsi anche dalla rottura di pezzi di plastica più grandi, a causa degli agenti atmosferici, la degradazione e l'usura del tempo. Secondo la ricerca, la microplastica può avere un impatto sulla salute umana attraverso il tratto gastrointestinale, in quanto la sua presenza nell'apparato digerente potrebbe influenzare la tolleranza e la risposta immunitaria dell'intestino mediante "bioaccumulo o favorendo la trasmissione di sostanze chimiche tossiche e patogeni", si legge nello studio pilota. Ogni persona presa in esame ha tenuto un "diario alimentare" nella settimana di analisi. Dai diari è emerso che tutti i partecipanti erano esposti alla plastica consumando sia alimenti confezionati in plastica sia bevendo da bottiglie di plastica. Nessuno dei partecipanti era vegetariano e sei di loro hanno consumato pesce di mare.

Nelle feci sono stati trovati fino a nove diversi materiali plastici, di dimensioni comprese tra 50 e 500 micrometri, tra cui il polipropilene (PP) e il polietilentereftalato (PET). In media, gli studiosi hanno trovato 20 particelle microplastiche per 10 grammi di feci. Il ricercatore capo dr. Philipp Schwabl ha spiegato: "Questo è il primo studio nel suo genere e conferma ciò che sospettavamo da tempo: la plastica alla fine raggiunge l'intestino umano. Questo è di particolare interesse per meglio comprendere le malattie gastrointestinali. Negli studi sugli animali, le più alte concentrazioni di plastica sono state trovate nell'intestino, ma particelle più piccole  sono invece in grado di entrare nel flusso sanguigno, nel sistema linfatico e possono persino raggiungere il fegato. Ora che abbiamo le prime prove delle microplastiche all'interno degli esseri umani, abbiamo bisogno di ulteriori ricerche per comprendere cosa significhi ciò per la salute umana".

Si stima che attraverso l'inquinamento il 2-5% di tutte le materie plastiche prodotte finisca in mare. Una volta nell'oceano, vengono consumate dagli animali marini ed è possibile che entrino nella catena alimentare degli esseri umani. Quantità significative di microplastica sono state rilevate nel tonno, nell'aragosta e nei gamberetti. Secondo lo studio è dunque molto probabile che durante le varie fasi della lavorazione degli alimenti, o in seguito al confezionamento, i cibi vengano contaminati con la plastica.

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