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Quotati in Borsa? Meglio se in mani familiari

Lo sostiene uno studio del Credit Suisse - Le aziende di famiglia hanno un approccio più a lungo termine e orizzonti più ampi

Zocchetti
 
10
settembre
2018
14:17

ZURIGO - Essere in mani familiari fa bene a una società quotata in borsa: stando a uno studio pubblicato da Credit Suisse le imprese a guida privata possono infatti vantare livelli di crescita e redditività superiori alla media, in tutti i settori e in ogni area geografica.

Il CSRI, l'istituto di ricerca della banca, ha analizzato il proprio database di oltre 1000 aziende familiari quotate, prendendo in esame la loro performance su un arco temporale di 10 anni. Questa è stata raffrontata con l'andamento finanziario e borsistico di un gruppo di controllo di oltre 7000 imprese non a controllo familiare a livello globale.

Dall'analisi (che porta il titolo "The CS Family 1000 in 2018") è emerso che dove i dirigenti fanno parte di una famiglia la progressione dei ricavi e dell'utile operativo è più sostenuta, i margini operativi sono più elevati, i rendimenti del cash flow sono migliori e la leva finanziaria è più contenuta.

Le aziende di famiglia hanno un approccio conservativo e a più lungo termine. Grazie ad orizzonti più ampi le ditte hanno la flessibilità per non sottostare alle scadenze trimestrali degli utili. Questo permette scelte più moderate in termini di cash flow, con minore ricorso ai finanziamenti esterni.

Ciò si riflette anche in borsa: secondo l'analisi di Credit Suisse le aziende familiari (o controllate dai propri fondatori) in Italia, Germania, India e Cina sono quelle che hanno avuto le migliori performance su 3, 5 e 10 anni. I rendimenti azionari non sono correlati alla struttura di voto: lo scarto dell'impatto delle azioni ordinarie rispetto a quelle con diritti di voto speciali è scarso.

Secondo gli specialisti di Credit Suisse inoltre il rischio di successione, spesso menzionato in questi ambiti, potrebbe essere sopravvalutato. Il rapporto ha evidenziato che negli ultimi 10 anni le aziende dirette dalla prima o dalla seconda generazione di imprenditori hanno generato rendimenti superiori rispetto alle loro omologhe con una maggiore tradizione familiare: ma secondo il rapporto questo fatto è imputabile non tanto alle sfide implicate dalla successione, quanto al grado di maturità delle attività operative.

Lo studio evidenzia inoltre che le aziende di famiglia più giovani tendono a essere piccole società incentrate sulla crescita - uno stile di conduzione che negli ultimi 10 anni ha conseguito solide performance - mentre le imprese più vecchie hanno meno probabilità di collocarsi in settori nuovi e più dirompenti (ossia tecnologici), che per loro natura offrono opportunità di crescita molto più forti.

"Abbiamo osservato che le aziende di famiglia continuano a generare performance migliori dei propri concorrenti in ogni area geografica e settore, a prescindere dalle dimensioni", riassume la responsabile della ricerca, Eugène Klerk, citata in un comunicato. "Siamo convinti che ciò sia dovuto all'orizzonte strategico di lungo termine tipico delle aziende a controllo familiare, con un minore ricorso ai finanziamenti esterni e maggiori investimenti in ricerca e sviluppo. Dalla nostra analisi su scala globale emerge inoltre che le aziende di famiglia con strutture di voto articolate registrano una performance relativamente allineata a quella delle aziende con azioni ordinarie, contrariamente a quanto temono molti investitori".

"Le aziende di famiglia costituiscono una quota significativa delle aziende totali in molte parti del mondo, ma rappresentano un campo ancora relativamente inesplorato in termini di area di ricerca e analisi", le fa eco il capo economista Michael O'Sullivan. "Dalle nostre valutazioni emerge che queste società hanno livelli di crescita di ricavi e di margini migliori nonché bilanci meno rischiosi: questo le rende un obiettivo ideale per gli investitori".

Edizione del 24 ottobre 2018
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