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Alla riscoperta del più schivo dei Pink Floyd

Dieci anni fa si spegneva a Londra Richard Wright - Tra gli autori di alcuni dei pezzi migliori della band, da Echoes a The Great Gig in The Sky

WikiMedia
 
15
settembre
2018
06:00

È un episodio che non molti conoscono. I dirigenti della casa discografica Emi – e siamo nel 1968 - sono certi che i Pink Floyd, che a quel tempo erano una giovane band con alle spalle due album di discreto successo, ma nulla di più, non abbiano più alcuna chance di successo. Senza Syd Barrett, considerato da tutti il vero genio del gruppo, non ha senso che la band esista. E allora, così almeno si racconta, si rivolgono a Richard Wright – da loro considerato «l'unico con del talento» tra i Pink Floyd rimasti («l'unico in grado di scrivere un pezzo compiuto», come Paint Box, Remember a Day, See Saw o It Would Be So Nice) – e gli chiedono di seguire Barrett nella sua carriera solista. Ma Wright rifiuta e decide di restare nei Pink Floyd, salvandoli dunque da una morte certa. Una decisione che ha permesso alla storia della musica di veder poi nascere capolavori come The Dark Side Of The Moon o Wish You Were Here.

Ma oggi – esattamente a 10 anni di distanza dalla scomparsa di Wright (un cancro l'ha portato via a Londra il 15 settembre 2008) – lo vogliamo ricordare soprattutto per il contributo che ha dato a una delle band più influenti della scena musicale del secolo scorso. "Un contributo che è sempre stato sottovalutato", come disse poco dopo la sua morte il batterista Nick Mason. Wright era "il vero collante musicale della band" e le sue tastiere (inizialmente soprattutto la Farfisa) hanno sempre dato ai Pink Floyd quel suon spaziale (non a caso a loro la BBC aveva affidato la colonna sonora dello sbarco sulla Luna e Kubrick pensò a loro per Arancia Meccanica dopo averli scartati per 2001: Odissea nello spazio) e psichedelico che li ha resi celebri. Ma Wright ha fatto di più, e non a caso il miglior periodo della band coincide anche con il periodo in cui il tastierista è più ispirato. Non è mai stato un leader (anzi: dei Pink Floyd era il più timido), ma ha messo la sua firma su alcuni dei pezzi migliori della band. Ha scritto buona parte di Atom Heart Mother, di Echoes (che alcuni considerano il pezzo in assoluto più bello e completo della band) e poi ha messo lo zampino su buona parte di Dark Side Of The Moon (firmando The Great Gig in The Sky e Us and Them) e, per il disco successivo, compone una parte fondamentale di Shine On You Crazy Diamond. Ma nel 1979 viene allontanato a causa di una forte dipendenza dalla cocaina e dai continui screzi con Roger Waters. Si perde The Wall e The Final Cut ma poi viene "reintegrato" nel 1987 (su A Momentary Lapse of Reason). Ma quelli, probabilmente, non erano già più i Pink Floyd.


La carriera solista
Rick Wright ha inciso anche due album solisti: Wet Dream (1978) e Broken China (1996, in cui appare Sinéad O'Connor). Nel 1984 ha invece dato alle stampe Identity (primo e unico album degli Zee, duo composto da Wright e Dave Harris). Wright è stato anche produttore (con Gilmour) del secondo album di Syd Barrett (intitolato semplicemente "Barrett", del 1970) e ha partecipato nel 2006 all'album "On an Island" di David Gilmour. L'ultima apparizione pubblica del tastierista è avvenuta il 6 settembre del 2007 all'Odeon Cinema di Londra, in cui a sorpresa è stato chiamato sul palco proprio da David Gilmour. "Con nessun musicista al mondo ritroverò mai quell'armonia" ha detto di lui il chitarrista dei Pink Floyd.

 

 

 

La discografia

Con i Pink Floyd:
The Piper at the Gates of Dawn (1967)
A Saucerful of Secrets (1968)
More (1969)
Ummagumma (1969)
Atom Heart Mother (1970)
Meddle (1971)
Obscured by Clouds (1972)
The Dark Side of the Moon (1973)
Wish You Were Here (1975)
Animals (1977)
The Wall (1979)
A Momentary Lapse of Reason (1987)
The Division Bell (1994)
The Endless River (2014)*

Con Syd Barrett:
Barrett (1970)

Con David Gilmour:
On an Island (2006)
Rattle That Lock (2015)*

Con gli Zee:
Identity – 1984

Da solista:
Wet Dream (1978)
Broken China (1996)

*pubblicati dopo la sua morte.

  Un video di Echoes tratto da Live at Pompeii

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