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Lugano, tre scenari per sviluppare il PVP

Il Consiglio comunale dovrà presto decidere se mantenerlo, ampliarlo o resettarlo – La replica di Jelmini all'opinione di Ambrosetti: "Criticare è legittimo, ma i toni sono inadeguati e offensivi"

Maffi
Auto in colonna su Corso Elvezia nel 2011, prima dell'introduzione del PVP.
 
10
agosto
2018
06:00
StF

LUGANO - Cancellare con un colpo di spugna il Piano della viabilità del Polo luganese (PVP), mantenerlo, o ampliarne la filosofia alla base e rendere pedonale anche il lungolago? Questi i tre scenari su cui fra qualche mese si dovrà chinare il Consiglio comunale di Lugano: la Città intende infatti sottoporgli una richiesta di credito per sviluppare degli studi dei tre scenari ed evidenziarne opportunità e controindicazioni. O, forse, il Legislativo dovrà esprimersi senza l'aiuto degli studi.

Come ci ha detto il capodicastero sviluppo territoriale Angelo Jelmini, «questo è un tema che divide non solo la popolazione, non solo il Consiglio comunale, ma anche il Municipio. Stiamo cercando di capire che orientamento dare al Consiglio comunale, se dotarci degli studi o se lasciarlo libero nel processo di analisi».

L'occasione per fare il punto sul PVP è un'opinione al riguardo dell'imprenditore Franco Ambrosetti pubblicata ieri su questo giornale, che ha suscitato parecchie reazioni. Opinione molto dura nei contenuti («Cosa fanno le autorità per abolire una buona volta la cavolata del millennio?») quanto nei toni («L'arroganza del potere evidentemente permette di fottersene bellamente delle lamentele del cittadino»).

E se sui primi Jelmini non ha niente da ridire («Capisco che se ne discuta e che ci sia chi voglia poter attraversare la città in altri modi»), sui secondi non ci sta: «Sono inadeguati o offensivi verso chi sta al fronte. Sembra che ci sia una marea di persone che non si sta occupando della mobilità, mentre posso affermare che il tema è sentito e regolarmente seguito, dalla Città al Cantone».

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